Vocabolario

Mujō / Anicca

Mujō (無常, giapponese) e anicca (pāli; sanscrito anitya) sono termini connessi al tema buddhista dell’impermanenza. La parentela concettuale è importante, ma le parole appartengono a lingue e storie testuali differenti.

L’impermanenza dei condizionati

Il verso 277 del Dhammapada comincia con la formula pāli sabbe saṅkhārā aniccā: tutte le formazioni condizionate sono impermanenti. Saṅkhāra non va sostituito indiscriminatamente con «ogni cosa» quando una citazione richiede precisione. Il testo lega questa comprensione alla via di liberazione dalla sofferenza.

Versi vicini, affermazioni differenti

Il Dhammapada presenta una sequenza di tre versi: Dhp 277 sull’impermanenza, 278 sulla sofferenza dei condizionati e 279 sul non-sé. Quest’ultimo utilizza invece sabbe dhammā anattā. La differenza fra saṅkhārā e dhammā va preservata anche nei rimandi dell’Atlante.

Ricezioni nello Zen

Nel linguaggio buddhista giapponese mujō compare in contesti rituali, narrativi e dottrinali diversi. Descrivere il suo posto nello Zen Sōtō richiede quindi un testo o insegnamento preciso: non basta riportare una formula pāli e dichiarare equivalenti tutti gli usi del termine.

Fonti e percorso

Questo sito utilizza solo cookie necessari al corretto funzionamento. Non raccogliamo né condividiamo dati per altri scopi. Puoi navigare in tranquillità. View more
Cookies settings
Accetta
Rifiuta
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
Zenudine.org utilizza esclusivamente cookie tecnici necessari al corretto funzionamento del sito. Per maggiori dettagli leggi la Privacy & Cookie Policy completa.
Save settings
Cookies settings