Testi

Dhammapada, verso 277

Il verso 277 del Dhammapada è uno dei riferimenti della tradizione buddhista antica per lo studio dell’impermanenza. Appartiene al Maggavagga, il capitolo dedicato alla via.

Identificazione del passo

Opera: Dhammapada, Dhp 277, capitolo 20 (Maggavagga). Lingua di riferimento: pāli. La formulazione iniziale sabbe saṅkhārā aniccā riguarda le formazioni condizionate. Non va confusa con l’enunciato di Dhp 279, che usa invece sabbe dhammā anattā per la caratteristica del non-sé.

Per orientarsi

Il verso mette in relazione il riconoscimento sapienziale dell’impermanenza e la trasformazione del rapporto con la sofferenza. La formulazione italiana qui proposta è una parafrasi di studio: le formazioni che sorgono in dipendenza da condizioni sono soggette al mutamento; comprenderlo con saggezza modifica il nostro attaccamento. Non è una traduzione liturgica approvata né un’istruzione tecnica per lo zazen.

Le tre caratteristiche

Dhp 277 apre una sequenza di tre versi, 277–279, dedicata a impermanenza, sofferenza/insoddisfazione e non-sé. Lo studio comparato deve rispettare le parole pāli differenti, senza trasferire una formula da un verso all’altro. I paralleli in altre recensioni buddhiste richiedono una propria identificazione testuale.

Fonti

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